João Pessoa e Natal stanno una sotto l’altra sulla costa più ad est del continente: come la fodera e il paltò. Così vicine ma anche così lontane. Appena due ore d’autostrada, bellissima e pericolosissima: Palmizi, branchi pascolano, incroci di fiumi seguiti dal volo regolare di uccelli variopinti, passeri di fuoco. Villaggi con piste bianche, case colorate di verde, celeste e giallo. Chioschi con ananas appesi, blindati da file precise di noci di cocco.- tutte immagini che distraggono il guidatore, come l’apparire improvviso, dopo un canneto, della luna piena tra le palme -.

Città vicine, ma anche così lontane: Natal gode di una bellezza sfrontata. Esplode e svetta con i suoi grattacieli vertiginosi ed è oscena con la sua ricchezza oltraggiosa. João Pessoa vive l’ebrezza del barocco del suo centro storico prezioso ma sobrio. Lasciato a sé stesso, chiuso in una commovente e solitaria rovina. Là la ricchezza è celata, discreta, non batte sul volto del povero. Le due città riescono assieme a dare l’idea di cosa significhi vivere ancora oggi tra i seni, irregolari e succulenti, di una potenza solare, nonostante lo stato febricitante e terminale dell’astro maggiore.

Note brasiliane: Tra Natal e João Pessoa