A tutti coloro che vedevano ieri nei comportamenti di Rajoy Il piglio di Franco, devo dire che mai sensazione è stata più sbagliata. Pur nell’angoscia degli eventi, non vi era nessuna somiglianza: Franco avrebbe preso Manu militari Barcelona e avrebbe arrestato e deportato migliaia di persone. Qui non siamo di fronte ad un dittatore, abbiamo a che fare solo con un signore che non capisce nulla di politica, che ha dato ieri una spinta sostanziosa alla Indipendenza di Catalunya. Il governo spagnolo ha consacrato col sangue e le legnate un referendum che doveva solo essere un grande show del catalanismo e invece oggi, grazie alla Moncloa, è diventato una cosa seria.

A chi pensava inoltre che questo referendum fosse dettato da ragioni di egoismo – autismo malattia senile del sinistrismo italiano – posso solo dire, oltre ovviamente di non leggere la Repubblica, che fa male alla salute. Di chiudere gli occhi e provare a sognare. Il sogno dei catalani di ogni fascia sociale è quello di una completa secessione dalla Spagna.
Perché?
Perché la Catalogna non c’entra nulla. È stata sempre un altrove. Come è un altrove il Paese Basco, la Galizia, e in definitiva tutte le realtà satelliti di Madrid, città inventata dal potere, come fu inventata Versailles e nel secolo passato Brasilia. Puntini nella carta geografica messi a matita per rappresentare l’autorità di nazioni nel divenire.

Alla fin dei conti, a chi sta calcolando oggi i numeri dei votanti alla ricerca disperata e paranoica della negazione di una realtà, ricordo che nella Storia tra il non essere e l’essere domini sempre l’essere. Si può negare ciò che si vuole, ma quello che oggi abbiano sotto il naso è un “luogo” sconosciuto. Una nuova situazione dalla quale non si potrà più tornare in indietro e niente mai sarà più lo stesso.

Catalunya 1-10-2017, Franco non è tornato